








Opera d’arte pubblica in situ, temporanea e partecipativa, concepita nel settembre 2026 per il territorio dunale del faro e della foresta della Coubre, sulla costa della penisola di Arvert.
Lontana da un approccio puramente documentario o commemorativo, quest’opera affronta il territorio come uno spazio vivente, attraversato da storie individuali, politiche di gestione del territorio e dinamiche naturali in costante evoluzione. L’azione artistica si inserisce nel quadro della collaborazione arte-scienza Ph.a.r.e., condotta dal fotografo e artista Mattia Valentini e dall’antropologa Cecilia Paradiso. Essa interroga le tensioni tra il desiderio umano di conservare le forme costruite e la natura mobile e instabile dei sistemi dunali atlantici.
Una struttura leggera in legno non trattato, realizzata a partire da materiali recuperati localmente, sostiene fotografie e immagini provenienti da collezioni familiari e archivi locali. Esposte agli agenti atmosferici, le immagini e le strutture si trasformano progressivamente: si spostano, si sovrappongono, scoloriscono e si deteriorano. Questa alterazione non è un effetto secondario, ma un processo costitutivo dell’opera, che mette in parallelo la fragilità della memoria e la vulnerabilità del paesaggio costiero. Concepite come un’esperienza effimera, le opere non lasciano alcuna infrastruttura permanente sul sito: le strutture vengono smontate, i materiali riutilizzati o restituiti al luogo. Le immagini alterate saranno conservate come tracce del processo.
Un laboratorio partecipativo, durante il quale vengono realizzate immagini sperimentali attraverso la tecnica del cianotipo, completa il percorso creativo. La luce, elemento fondante della fotografia e simbolo centrale del faro, diventa materia prima dell’opera, al pari dell’acqua e della sabbia, che agiscono come agenti di trasformazione.
« Où demeure la lumière » ( “Dove dimora la luce”) propone uno spazio di sospensione, ascolto e riflessione condivisa di fronte alla trasformazione del paesaggio e alla possibile scomparsa del faro, elemento emblematico del territorio, offrendo al luogo un dispositivo sensibile in cui memoria locale, creazione contemporanea ed esperienza vissuta del territorio si intrecciano in una forma non monumentale, bensì processuale ed effimera.
Il progetto Ph.a.r.e. (fotografia, audiovisivo, ricerca etnografica)
Punto di riferimento, simbolo, oggetto di conoscenze diverse: il faro della Coubre è un elemento significativo del paesaggio vissuto da numerose persone. La sua storia, così come quella della foresta omonima, è singolare. La foresta è stata impiantata nel XIX secolo su un vasto ambiente dunale estremamente mobile. Su questa costa detta «selvaggia», dalla fine del XVII secolo, si sono succedute almeno una decina di antiche strutture di segnalazione per la navigazione, sostituite da nuove torri situate più lontano dalla linea di costa o, talvolta, trascinate via dall’oceano.
Questo caso rappresenta per noi un’opportunità per indagare le relazioni sociali con gli ambienti in trasformazione e, in particolare, sulla dimensione affettiva dell’esperienza di questi luoghi e dei cambiamenti che li caratterizzano.
I nostri principali assi di lavoro:
- Raccogliere materiali sulla storia della Côte Sauvage, della sua duna, della foresta che protegge, del Faro e delle urbanizzazioni nei suoi dintorni.
- Incontrare le numerose persone che — forestali, volontari, artisti, abitanti, scienziati, amministratori… — sono legate a questo luogo e vi immaginano possibili futuri.
- Cercare linguaggi orali e visivi capaci di tradurre i legami affettivi e le visioni delle persone interessate al futuro del faro e della foresta della Coubre.
Questo lavoro è portato avanti dall’antropologa Cecilia Paradiso e dal fotografo Mattia Valentini. È alimentato dal dialogo interdisciplinare e da molteplici collaborazioni con le istituzioni tecniche, culturali e associative locali. Questo percorso di ricerca-creazione implica l’esplorazione di archivi fotografici pubblici e privati, nonché la produzione di immagini. Risponde così alla necessità di affrontare le dimensioni sensibili e memoriali, interrogando al contempo il legame intimo tra gli abitanti e un litorale in perpetuo movimento.
In una prospettiva generale, la nostra azione mira a contribuire a una migliore considerazione della complessità storica, culturale, ambientale e politica legata alla mobilità della linea di costa. A livello locale, desideriamo sviluppare strumenti comunitari capaci di favorire il dibattito pubblico e istituzionale sui litorali della Nouvelle-Aquitaine.
Cecilia Paradiso: Antropologa, Università di La Rochelle/LIENSs
https://lienss.univ-larochelle.fr/Paradiso-Cecilia
Mattia Valentini: Fotografo e artista
https://www.mattiavalentini.org
Partecipanti alle raccolte e alla ricerca: Dominique Besse, Michel Thomas, famiglia Bertrand, famiglia Raud, famiglia Duban, Jean-Jacques Chasseraud, Erwan Vialis, Brigitte Noc, Eric Chaumillon, Reine Maillet, Nathalie Gass, Thierry Guyot, Thierry Proust, Emilie Privat, Benoît Jenouvrier, Benjamin Caillaud, Nicolas Coutable, Sonia Faucher, Claire Veysset,….
Con il sostegno di: Università di La Rochelle, ethnopôle des Humanités océanes, laboratorio LIENSs.
Questo lavoro ha beneficiato di un finanziamento dello Stato francese gestito dall’Agenzia Nazionale della Ricerca nell’ambito del Piano France 2030, con riferimento ANR-21-EXES-0010.
In collaborazione con: Écomusée du Phare de la Coubre, Musée Maritime de La Rochelle, mediateca Henri Moreau di La Tremblade, Fonds Audiovisuel de Recherche.
Ringraziamo il Comune di La Tremblade per il supporto tecnico e il Service Phares et Balises / Division Phares et Balises di La Rochelle. Ringraziamo inoltre Claire Steimer, Vincent Guigueno, Jean-Michel Laloue, Monique Hyvernaud et l’association Natvert.
